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Se il giornalista ti racconta una comunità

«Spesso dimentichiamo, in genere nella foga da esposizione, l’importanza che le persone hanno nelle nostre storie. Diavolo, mi piacerebbe mettere le persone  – individui o piccoli gruppi, purché ogni persona sia riconoscibile – in prima fila».

E forse lo farà Tyler Hurst, scrittore e curatore del marchio Skora, intervistato dagli autori di  The Narrative Renewal Project. Il progetto guarda ai tanti modi in cui una comunità può raccontarsi. Tra le voci ascoltate, c’è appunto quella di Hurst. Con la sua ricetta: Put the people first.

L’iniziativa mette sotto osservazione la relazione tra il racconto che la comunità fa di se stessa e la percezione di benessere di quella comunità. East Chicago, poco meno di 30 mila abitanti nell’Indiana, è lo spazio in cui il team di Insight Labs (partner del progetto) incontra i cittadini, ne raccoglie le esigenze, studia le «risorse narrative non sfruttate della città».

Per farlo, però, bisogna saper dare il giusto peso alla parola comunità. E non è una cosa immediata, spiega Jeff Leitner. La sua definizione si adatta alla pratica del giornalismo locale: Community isn’t what you think it is.

«È quello spazio vuoto – dice Leitner – dove dobbiamo negoziare le nostre relazioni e bilanciare i nostri interessi individuali. Le comunità sono lì dove i negoziati accadono, le relazioni nascono, si sviluppano e si rompono. Le comunità sono ovunque un gruppo di residenti, o di studenti di un campus o di vicini di casa si riuniscono per risolvere le cose e farle accadere».

I giornalisti dovranno sempre di più offrire alle comunità di riferimento la capacità (e gli strumenti) per diffondere storie. E spesso si tratta di vicende, racconti, problematiche che altrimenti non arriverebbero all’attenzione dei media mainstream.

«Bisogna saper ascoltare ed entrare in un rapporto personale con la comunità», riassume Hannah Waldram, responsabile delle comunità locali al Guardian. È uno dei tanti suggerimenti sul versante iperlocale (alcuni raccolti qui: Tips for engaging and empowering news communities).

In Italia, su quel fronte, da tempo lavora Sergio. «Il prodotto giornalistico ha l’opportunità di rinascere all’interno della comunità, come luogo di espressione, sintesi e perfezionamento delle sue istanze», ha scritto qualche giorno fa.

«Significa, per esempio, cominciare ad aprire le nostre redazioni, ancora blindate e distanti sia fisicamente che metaforicamente dalla vita della comunità». Gli appunti di lavoro che ha raccolto in un lungo post sono sia premessa, sia prospettiva del Giornalismo che verrà.

Nel frattempo, sappiamo che l’approccio all’informazione è già cambiato. Per questo «è sulla capacità di relazione che costruiremo probabilmente l’economia della conoscenza dei prossimi decenni».