Monthly Archives: Gennaio 2014

La vita, in una notifica

nato3E poi alle 01.45 è arrivato Francesco.

Noi amici e la famiglia dietro la porta e qualche metro di corridoio oltre.

Da ore papà Paolo ci stava raccontando da lì dentro via Whatsapp, riempiendo un’attesa durata molto più del previsto.

Notifica. «Eccolo». Notifica. Ed eccolo davvero, nella fotografia condivisa su almeno cinque, forse sei degli smartphone presenti nella notte al piano terra dell’ospedale.

«Sta bene?» Notifica.  «Stanno bene, lui e Cinzia.» In tasca vibra. «Ma guardalo.» Notifica. «Arieccolo.»

Quando mezz’ora dopo Francesco ha attraversato la porta del reparto, infagottato nel trasportino, noi già sapevamo parecchie cose di lui, avevamo visto parecchie cose di lui.

Il nostro primo contatto con Francesco era passato per cinque, sei smartphone, utilizzati per colmare una distanza lunga alcuni metri di corridoio, per condividere l’esperienza, per viverla quell’esperienza. E per anticipare di qualche minuto un sacco di sorrisi.

Benvenuta vita.

Le città creative

creatività

La diversità, ormai lo sappiamo anche oltre l’adagio popolare, è un fattore positivo.

E se c’è uno spazio in cui la diversità può vedere moltiplicato il proprio valore, è la città.

La contaminazione – tra idee, saperi, conoscenza, esperienza – è un fattore di crescita per le comunità.

In ambiti dimensionati a livello di metropoli, in generale a maggiore densità abitativa, la spinta è alta: se le persone (con le loro idee) sono nodi di una fitta (e potenziale) rete di relazioni, maggiore è il numero di nodi, maggiori sono le interazioni possibili.

La città, miscuglio ad alta densità di storie ed esperienze, permette che la contaminazione avvenga in maniera un po’ casuale, spesso imprevedibile. 

In questo modo l’ambiente città sostiene la creatività e l’innovazione meglio di qualunque altro spazio costruito per sviluppare collaborazione e scambio.

Lo spiega così Roger Wu, fondatore di una piattaforma per la sponsorizzazione dei contenuti, in un post ospitato su Forbes: Why city life boosts creativity and startup success.

«La diversità è estremamente importante – dice – . Quando è possibile ottenere diversi punti di vista sullo stesso argomento a partire dalle chiacchiere caotiche  della gente, ci si può imbattere in un risultato sorprendente.»

È un po’ come avere a cena almeno dieci persone che si occupano di cose diverse: è difficile che non esca almeno uno spunto interessante durante tutta la conversazione.

La metafora e l’intero ragionamento di Wu sono sviluppati con riferimenti a città di grandi dimensioni, a realtà produttive e sociali molto vaste.

Ma credo che il principio funzioni sempre, anche in città più piccole.

Quello che mette in circolazione soluzioni e scoperte è l’occasione dell’incontro tra le persone e i loro saperi.

Pensando al cittadino come opportunità

problem_solvingCerto «la tecnologia – dice Satish Nambisan – è un importante strumento nel coinvolgimento dei cittadini» per fare innovazione nelle città.

Ma «la tecnologia non dovrebbe essere la ragione per cui si avviano iniziative di collaborazione civica».

Serve una motivazione diversa rispetto all’opportunità di un risparmio economico o delle minori distanze che le amministrazioni possono cogliere. 

Questione di consapevolezza, volontà del governo locale ad instaurare «un legame più profondo con i cittadini», una connessione. 

Quando poi si passa alla pratica, cominciata la collaborazione con la comunità locale, il beneficio è di tipo collettivo.

Il cittadino conosce bene i problemi dello spazio urbano che vive e attraversa e riesce a immaginare soluzioni, quanto meno ha in tasca alcuni suggerimenti. 

In questo percorso ci sono quattro ruoli che un cittadino può rivestire. Nambisan, per ciascuno, cita casi che hanno funzionato in diverse città: Citizen roles in civic problem-solving and innovation.

  • Il cittadino, così, è esploratore, in grado di identificare e segnalare problemi;
  • può essere ideatore nel proporre nuove soluzioni a problemi legati ai servizi pubblici;
  • può essere un designer, capace di progettare e sviluppare strumenti utilizzabili da tutta la comunità;
  • un diffusore, un «agente del cambiamento» capace di diffondere innovazione e convincere, anche indirettamente, altri cittadini ad adottare certe soluzioni (o buone prassi).

Quello che viene fuori è un’idea di città «come principale piattaforma di innovazione».

Giuseppe ne aveva scritto ricordando come l’innovazione sia sempre frutto di processi collaborativi, spesso nati per caso.

A beneficiarne sono soprattutto territori di dimensioni ridotte: in una piccola città la circolazione di idee – e l’attività del cittadino in quei quattro ruoli – si innesta in un tessuto più denso di relazioni, dove esponenziale può essere la crescita delle sollecitazioni.

La strategia del coinvolgimento “dal basso” in molte aziende private è già pratica abituale. Francesco, qualche giorno fa, aveva ripreso una storia esemplare: «L’innovazione – spiegava –  arriva direttamente dagli utenti» e nasce «dal bisogno di risolvere un problema o una necessità pratica».

Vale ancora di più nel sistema città.

Ecco perché per costruire il passaggio da utente di servizi a cittadino partecipe (anche nella progettazione di quegli stessi servizi), le amministrazioni dovrebbero pensare al cittadino come vera opportunità.