Capire da professionalità diverse

lugPensando a come cambieranno i modelli di organizzazione aziendale, forse non c’è bisogno di spingersi molto oltre per immaginare tra quanto «la collaborazione sarà la norma».

Lo scenario che disegna Dana Ardi (7 Predictions For The Future Of Work) non tocca solo le grandi organizzazioni. Credo investa molto l’approccio del singolo al mestiere.

Nel caso del giornalismo, poi, credo siano opzioni che dovremmo già cominciare a praticare.

È cambiato il ruolo del giornalista, che soprattutto a livello locale  dovrebbe saper essere un connettore. E sono cambiate le competenze che deve poter portare nel gruppo di lavoro e nella comunità a cui si relaziona.

Così come si sono modificate le professionalità di cui c’è bisogno in una redazione: sempre più capaci di costruire servizi e immaginare progetti dall’interno, in bilico tra la missione culturale e di crescita sociale e la ricerca di modelli di sopravvivenza.

L’Open Data Day messo su a Potenza senza pretese e dal basso è stata l’occasione per ricordarmi tutto questo.

Prima una bella giornata di monitoraggio civico di un pezzo del patrimonio locale, con l’adesione spontanea di alcuni cittadini all’iniziativa Monithon. Poi l’esercizio di mappatura in formato aperto del centro storico di Pignola, grazie al team messo su dall’associazione Lug.

A trovarmi immersa in una rete civica di professionalità, storie e curiosità diverse, mi sono ripetuta alcune cose.

  • A livello locale il giornalista può trasformarsi in un hub funzionale di competenze ed esperienze presenti sul territorio.
  • Le competenze utili al mestiere sono cambiate, necessariamente spostate su quello che le grammatiche di rete e le possibilità del digitale richiedono. Ma difficilmente tutti i giornalisti presenti oggi nelle redazioni possono diventare sviluppatori, sistemisti, esperti di codice. Piuttosto è importante entrare un po’ in quei meccanismi, relazionarsi con queste figure, provare, sbagliare e fare pratica di questi linguaggi. Il giornalista può imparare così che cosa può chiedere e cosa no. Soprattutto può imparare a immaginare altri modi di raccontare e indagare sulle cose.
  • Ogni territorio ha le sue buone pratiche, le aree di innovazione, gli esperimenti riusciti e mille storie di chi ha qualcosa da dire, insegnare e mettere a disposizione. Ma l’unica via per costruire una rete funzionale è l’inclusività.

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