Giornalisti, pratica e principio

«L’obiettivo di noi giornalisti non è solo quello di informare il pubblico, ma soprattutto connetterci alle persone attraverso storie, esperienze condivise o gli  sviluppi importanti della nostra società», dice Craig Silverman su Poynter.

Ma perché questo accada, un giornalista proprio non si può permettere di accantonare l’umanità e certe emozioni che «ispirano la connessione tra le persone».

Il post riprende i contenuti di una conferenza dedicata all’etica del giornalismo nell’era digitale e l’esperienza di Silverman su questo tipo di ricerca: con i cambiamenti che il giornalismo sta attraversando il rischio è quello di concentrarsi sulle «pratiche e perdere, così, di vista i principi generali che contano». Cura e correzione degli errori sono pratiche. Oppure, c’è il rischio di concentrarsi sui principi di uso e applicazione di una singola tecnologia o di un solo canale per volta.

Il titolo del post è sia premessa sia conclusione dell’intera riflessione: Journalism ethics are rooted in humanity, not tecnology.

Silverman ammette subito che si tratta di un tema aperto, su cui bisogna ragionare molto. L’unica consapevolezza è che i giornalisti non dovrebbero mai accantonare l’empatia con il proprio pubblico e una buona dose di buonsenso.

A proposito di empatia dei giornalisti, in questo altro bel post, sempre su Poynter, Janet Bilancia ci rassicura: il mito dell’oggettività non va in frantumi se il racconto si carica anche di affezione e compassione. Ci sono storie in cui deve restare l’etica, certo, ma serve anche un bel po’ di umanità: Compassion is not journalism’s downfall, it’s journalism’s salvation.

One thought on “Giornalisti, pratica e principio

  1. Fabio

    Sono sempre stato scettico sull’etica del giornalismo. Forse non esiste se applicata alla categoria nel suo insieme. Ci sono giornalisti etici – e pure tanti – ed è da loro che si è formata e propagata l’esigenza/utopia di una professione che agisca in modo corretto.
    Con le piattaforme digitali, l’informazione diffusa, l’etica passa dall’autore al lettore. Lui è il principale protagonista della costruzione “oggettiva” di un fatto. Ammesso che ne abbia voglia.
    A margine, permettimi di farti i complimenti per il tuo blog, l’ho scoperto oggi, grazie a un tweet di @gg Buon lavoro

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