Le miniature di Fabiana Belmonte hanno permesso di raccogliere in due giorni 1.600 euro destinati a varie organizzazioni o istituti di cura, tra cui gli ospedali “Cotugno” di Napoli e “Spallanzani” di Roma, Emergency, la Protezione Civile.

«Io non ho mai pensato di poter fare altro. Io e la libreria. Qui dentro riesco a essere me stessa, e a crescere».

Già nel primo dei numerosi DPCM (Decreti del presidente del Consiglio dei Ministri) che avrebbero modificato le nostre vite per l’epidemia di COVID-19 era contenuta l’indicazione che Fabrizia Gioiosa non aveva mai messo in conto: chiudere Kiria, la sua libreria, incastonata da alcuni anni in viale Dante.

«Quando mi capita il turno di mattina, dopo giorni di misure restrittive, ancora mi sconvolge il silenzio assordante che c’è fuori, nell’ora che in genere è quella del traffico e del caos».

La nuova quotidianità di Elisabetta scorre in bilico tra la paura – quella interiore, verso il futuro – e una sorta “di stato di grazia” – senza dirlo troppo ad alta voce, però. L’emergenza Covid 19 le ha dato l’opportunità di godersi un tempo familiare, che è il tempo della giornata in casa con il figlio undicenne. Lavoro e compiti, film, cucina, lettura, dialogo, lavoro e compiti, cucina, film.

«No, non riesco a concentrarmi, non lavoro molto». Il problema, racconta Angela Pignatari, è quell’aria rarefatta di cui si è impregnato lo studio. Sullo stesso pianerottolo di casa, «sono fortunata».