Quando l’emergenza si è palesata nella sua cornice reale, la prima cosa che ha pensato, ammette, è stata «ce la farò? ce la faremo?». Cristiana Mecca è dg del centro IRCSS-CROB di Rionero in Vulture (PZ), per cui svolge anche il ruolo di direttore amministrativo. «Poi, come sempre succede, pensare alle cose le rende più brutte. A un certo punto, tempo per pensare non c’è, bisogna affrontarle e basta».
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L’emergenza da COVID-19 ha cambiato tante cose. Ne ha cambiate molte dentro gli ospedali, avamposti di questa crisi, a cui guardiamo con apprensione e ammirazione, incrociando i dati dei bollettini del contagio, in attesa del giorno in cui non dovremo ascoltarne più.
Superato il primo impatto del lockdown – «Difficilissimo per me che sono iperattiva» – la parte peggiore è stata organizzare tutto. La gestione della quotidianità, con il carico mentale e quello fisico che ne derivano, è già abitualmente lo spazio tipo dell’enorme dispendio di tempo e risorse richiesto alla maggior parte delle donne. L’emergenza da COVID-19 non ha fatto altro che diventarne un fattore moltiplicatore.
La verità minima è quella che Valentina snocciola a quasi un mese e mezzo di quarantena, ma con ormai diversi anni di impegno nel terzo settore, praticando la solidarietà e l’inclusione per lavoro.
Ci sono stati giorni, soprattutto i primi di questa condizione di emergenza da COVID-19, in cui le cose si erano accavallate e si rincorrevano confuse, in cui Lina Bonomo è capitato di lavorare da mattina a sera, senza interruzioni, senza farci troppo caso. «Ho una tempra resistente»





